Spotify: A Loro I Profitti, A Noi Le Illusioni

13 apr 2018

Di Vittorio Venditti
(Foto), Presa Da Internet Da Stefano Venditti

E’ La Moda Del Periodo!

Logo Spotify

Che ci vuoi fare: I tempi cambiano e con loro anche chi li vive. Oggi sparliamo un po’ di musica e di come ci siamo ridotti ad ascoltarla. Sono lontani i tempi nei quali si guardava al progresso nel sentire un brano sempre più in alta fedeltà, magari svenandosi per acquistare l’ultimo ritrovato in fatto di apparati stereofonici; i dischi in vinile, fruscianti, si sostituivano con varietà di nastri sempre più sofisticati, fino ad arrivare al D. A. T., che sembrava l’apice della perfezione.

In seguito, prima i CD, poi… la musica liquida, ma ancora su un minimo di supporto materiale, ci davano l’illusione di ascoltare canzoni ben riprodotte, sia pur in formati compressi come gli MP3, universalmente accettati, da molti, come il sottoscritto, per quieto vivere.

Oggi? C’è di più!

La moda di smaterializzare ogni cosa, tocca anche il tempio della musica, qualsiasi sia il genere trattato e giustamente chi può, crea il modo per camparci. Così, assistiamo a quanto puoi leggere di seguito: Spotify si quota in borsa e si mette a nudo. Nulla di trascendentale, se non fosse per il fatto che dietro questa nuova forma di vendita o distribuzione gratuita, (qui la prossima novità), si celi il livellamento verso il basso della produzione musicale, in termini di fedeltà d’ascolto, visto che per quanto concerne la produzione intesa come spartiti da suonare o testi da cantare, il fondo lo si è toccato da tempo.

Cosa ho da dire?

Fermo restando che il progresso, positivo o negativo che sia, va rispettato, rimpiango quando si poteva ascoltare la musica con cognizione di causa, usufruendo di quei dispositivi a prezzi per poche tasche, che in cambio regalavano il vero gustarsi ogni Opera Musicale, ad alti livelli. Oggi, se provi a comprare solo una radio per poter fruire di quanto viene proposto in etere, per ben che vada, ti vendono apparecchi datati, se non monofonici, presentandoli come portento d’ultima generazione, il tutto rifilato a prezzi spesso da capogiro. Questo, ci porta a dover constatare che la massa non sa più cosa sia l’ascolto serio della musica, ritenendo il massimo, la spazzatura in termini di audio, proposta dai catorci, simbolo della modernità.

Sarà per questo che Spotify et similia hanno successo e generano profitto?

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