Democratica

12 gen 2018

Della Redazione Di Democratica

n. 102 venerdì 12 gennaio 2018
“Perché dobbiamo continuare a far arrivare qui gente da questi Paesi di merda?”
(il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump)

L’EDITORIALE /1

Pd, la carica che vienedai territori
Matteo Ricci
L’energia dei territori per vincere insieme. E continuare a cambiare l’Italia. Il Lingotto incarna tutta la carica dei mille amministratori locali del Pd, arrivati da ogni angolo del Paese. Sindaci e presidenti, consiglieri e assessori. Un contributo prezioso, dalla prima linea, capace di affiancare la grande squadra del governo nazionale. Per mettersi al servizio del Paese. Le abbiamo chiamate le giornate della competenza contro l’improvvisazione e l’incompetenza grillina. Del buon governo contro l’estremismo leghista. Del coraggio e del futuro contro i pericolosi ritorni al passato.
Non solo
Roma

SEGUE A PAGINA 6
L’EDITORIALE /2
Salvare l’Europa e (l’Italia) dal populismo
Vittorio Ferla
Che senso diamo alla parola ‘populista’? La più evidente e solida caratteristica del populismo è la frattura tra un popolo presuntivamente virtuoso, da una parte, e le classi dirigenti corrotte, dall’altra. I populisti proclamano una profonda (ed erosiva) sfiducia nelle istituzioni, in special modo quelle che, dal loro punto di vista, contraddicono la volontà popolare, come le corti costituzionali, il sistema dei media, la burocrazia, il sistema fiscale. In alcuni casi, come in Polonia, sotto scacco è anche la magistratura.
M5s Mentre la Capitale
è invasa dall’immondizia,
a Torino scoppia la grana
bilancio. Amministrazioni
grilline in crisi ovunque
ALLE PAGINE 2-3
SEGUE A PAGINA 7
BUONA POLITICA
VERSO IL 4 MARZO
Sorpresa donazioni.
Dai cittadini 8 milioni al Pd
Lombardia e Lazio, spinta verso l’unità.
La lista Grasso divisa
In Lombardia esplode il conflitto interno alla Lega, nel Lazio Zingaretti avanti. Il Pd invita all’unità della sinistra ma Liberi e Uguali ancora non decide
A PAGINA 4
A PAGINA 5
Malgoverno 5 Stelle
Non solo Roma
Roma
Un bilancio di previsione a metà
A dicembre la giunta ha approvato del bilancio di previsione 2018-2020, ma per la Tari, la tassa sui rifiuti, l’amministrazione ha approvato solo il piano finanziario 2018, rimandando ad altro provvedimento la determinazione delle tariffe. Dalla votazione, inoltre, è emersa la forte spaccatura tra la giunta Raggi e i consiglieri penta stellati che hanno presentato decine di emendamenti al testo.
Sui rifiuti Di Maio smentito dai suoi
Il “colpaccio” della Raggi sul processo
È sempre più emergenza rifiuti a Roma, ma Di Maio annuncia la costruzione di tre nuovi impianti per lo smaltimento dei rifiuti in costruzione a Roma. Peccato che venga smentito poco dopo dallo stesso Movimento 5 stelle: i grillini precisano che non c’è nessuno stabilimento in costruzione, ma solo impianti in via di progettazione. Al momento, però, fa sapere l’assessore all’Ambiente della Regione Lazio Mauro Buschini non c’è nemmeno “traccia delle richieste di autorizzazione”.
Indagata nell’ambito delle nomine in Campidoglio, in particolare di Renato Marra, Raggi ha chiesto il giudizio immediato per accertare, ha detto la sindaca, “quanto prima la verità giuridica dei fatti”. In realtà, accusa il Pd, si tratta di un modo per andare a processo dopo le elezioni, eliminando così un problema al Movimento 5 stelle durante la campagna elettorale. Ed è la prima volta che il Campidoglio non si presenta parte civile in un processo di questo tipo
Stadio della Roma
La posizione della giunta sulle Olimpiadi avrebbe dovuto far capire subito qual è l’ideologia del M5S riguardo ai grandi progetti che possono portare nuove entrate e occupazione nella Capitale. La conferma è arrivata con il progetto sullo Stadio della Roma: la giunta è riuscita a smontare il progetto approvato tre anni prima che prevedeva interventi architettonici e urbanistici che avrebbero riqualificato la città, tra cui il ponte di Traiano, che avrebbe dovuto essere realizzato dai privati e che era fondamentale per la mobilità. Senza l’infrastruttura lo stadio non si sarebbe potuto realizzare. Per questo è stato necessario l’intervento del Governo per realizzarlo comunque.
Roma senza trasporti pubblici?
L’azienda dei trasporti pubblici a Roma è in una situazione drammatica. Lo sarà ancora di più dal 27 gennaio, come annunciato dalla stessa assessora alla Mobilità Linda Meleo: “Se il concordato non dovesse andare a buon fine e tramutarsi in un fallimento aziendale o in una amministrazione straordinaria già dal 27 gennaio ci sarebbe il rischio di blocco del servizio”.
Spelacchio
costato il doppio
L’albero di Natale arrivato già mezzo morto e senza aghi ha rappresentato al meglio la decadenza dell’amministrazione capitolina. Ora c’è un problema in più: l’Autorità anticorruzione, infatti, ha richiesto al Campidoglio una serie di risposte, da fornire entro 30 giorni, relative ai costi sostenuti per acquistare l’abete, per trasferirlo nella capitale e per piantumarlo. Stando a un esposto, arrivato prima di Natale all’Anac, Spelacchio sarebbe costato quanto due alberi da decorare per Natale allestiti nel 2015 in due zone della capitale.
Il nodo delle nomine
Da quando è stata eletta, Raggi ha sempre avuto difficoltà a formare la propria squadra, a causa di scelte infelici, divisioni interne al Movimento e addii precoci. L’ultimo a rischio uscita è l’assessore al Commercio Adriano Meloni, già in bilico prima di Natale a causa delle tensioni con il consigliere Andrea Coia sulla mala organizzazione del mercatino a piazza Navona. Qualche perplessità anche sulla responsabile della Mobilità Linda Meleo, visti i tanti problemi che sta attraversando la Capitale dal punto di vista dei trasporti.
Livorno
Bagheria
Avvisi di garanzia e disastro alluvione
Il sindaco verso il processo
Il sindaco Nogarin, già indagato per bancarotta fraudolenta e turbativa d’asta, rischia di essere coinvolto dal disastro che in settembre ha messo in ginocchio la città e causato la morte di 8 persone. L’indagine già aperta dalla Procura non sarà semplice: i reati ipotizzati sono omicidio colposo e disastro colposo e gli inquirenti devono capire perché non è stato deciso di avvisare la popolazione del pericolo imminente. I fatti però costringono la giunta a un primo gesto forte: il portavoce del sindaco, Tommaso Tafi, si dimette a causa della polemica tra Comune e Protezione civile sulla gestione dell’emergenza.
A novembre si sono chiuse le indagini sul sindaco Patrizio Cinque. Per il primo cittadino si prospetta la richiesta di rinvio a giudizio insieme a un’altra ventina di indagati. Al sindaco vengono contestati sei capi di accusa: turbativa d’asta, turbata libertà nella scelta del contraente, falso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. Una delle questioni più problematiche per Cinque è la questione che vede coinvolto un vigile urbano, Domenico Chiappone, che avrebbe informato Cinque del fatto che erano partiti gli accertamenti sulla casa abusiva di suo cognato.
Malgoverno 5 Stelle
Torino
L’accusa di falso
L’indagine che coinvolge la sindaca con l’accusa di falso è quella legata al debito da 5 milioni di euro nei confronti della società Ream nell’ambito dell’operazione Westinghouse: insieme alla prima cittadina sono indagati l’assessore al Bilancio Rolando e l’ex capo di Gabinetto Giordana per non aver inserito il debito in bilancio.
La consigliera che imbarazza il M5S
I revisori dei Conti contro Appendino
Deborah Montalbano sta creando non pochi problemi al Movimento Cinque Stelle. La consigliera torinese è nella bufera per una serie di suoi comportamenti non proprio trasparenti: dai mesi di affitto non pagati fino all’uso dell’auto blu per spostamenti strettamente personali.
Pressioni e ostacoli: sono questi i motivi con i quali il Collegio dei revisori dei conti del Comune ha rassegnato le proprie dimissioni. Dopo mesi di braccio di ferro con la giunta grillina per la questione legata al debito di 5 milioni con Ream, su cui la procura ha aperto un’inchiesta che vede indagati l’assessore al Bilancio Sergio Rolando, la sindaca e l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana. I tre revisori accusano la giunta di non essere stati informati sulla vicenda, ma non solo: “L’assenza di collaborazione e le pressioni ricevute – si legge nella lettera di dimissioni – sono state fonte anche di disagi operativi e di incomprensioni”.
L’indagine per il disastro di piazza San Carlo
Le dimissioni
di Giordana
Per i fatti del 3 giugno sono indagati la sindaca Chiara Appendino, l’ex capo di Gabinetto Paolo Giordana, il direttore di Gabinetto Paolo Lubbia, la funzionaria Chiara Bobbio, il presidente e il direttore di Turismo Torino Maurizio.
L’ormai ex capo di Gabinetto era stato costretto a dimettersi dopo che è venuta alla luce, grazie alle intercettazioni sull’inchiesta Ggt, una telefonata di Giordana all’ad Walter Ceresa per chiedere di stracciare la multa presa da un suo amico.
Il Partito Democratico è l’unica forza credibile, gli altri improvvisano
Cari amici,
dall’approvazione del Jobs Act a oggi l’ISTAT registra 1.029.000 posti di lavoro in più: qualcuno lo prometteva in campagna elettorale, mentre noi lo abbiamo realizzato. Davvero. Siamo stati capaci di questo risultato eccezionale.
Non ci accontentiamo: il tempo indeterminato riguarda solo il 53% di questa cifra.
Anche se l’Italia raggiunge il record storico degli occupati dal 1977, anche se sono diminuite le ore di cassa integrazione, anche se aumenta la fiducia di imprese e consumatori, non ci dimentichiamo che la sfida di adesso è migliorare la qualità del lavoro.
Ecco le nostre proposte: salario minimo legale e aumento degli stipendi, in linea con la filosofia del sostegno al ceto medio che ha portato agli ottanta euro. Ne abbiamo parlato anche ieri a Porta a Porta (per chi non l’ha visto, ecco il link).
Gli altri che si candideranno alle elezioni del 4 marzo?
I Cinque Stelle non scommettono sul lavoro, ma sul reddito di cittadinanza. Per loro l’innovazione tecnologica ci costringerà a vivere di sussidi e assistenzialismo, per noi aprirà le strade a nuovi lavori come la storia dell’Uomo ci ha abituato da secoli.
Berlusconi ieri mattina voleva abolire il Jobs Act; poi quando ha visto le reazioni alla sera ha cambiato idea. Salvini rilancia sulle sue proposte storiche, dalla possibilità di uscire dall’Euro fino alla lotta contro la Fornero. Il programma elettorale di Berlusconi e Salvini (che peraltro non vanno d’accordo praticamente su nulla, ma sono bravi a fingere) ha un costo di oltre 200 miliardi di euro, comprendendo reddito di dignità, flat tax, riforma Fornero, pensioni minime.
Il programma elettorale dei Cinque Stelle ha un costo di circa 100 miliardi di euro col solo reddito di cittadinanza e con l’operazione quota 41 proposta ieri da Di Maio.
Il PD gioca e giocherà in questa campagna elettorale la carta della concretezza: noi non promettiamo la luna. Facciamo vedere dov’era questo Paese. Dove lo abbiamo accompagnato. E soprattutto quale visione abbiamo per i prossimi anni. Per questo tutte le proposte del PD saranno in una colonna accanto alla quale ci saranno i risultati raggiunti fino ad oggi. Ci possiamo permettere di sognare perché abbiamo dei risultati da offrire, non degli slogan.
E questo elenco non è una lista della spesa ma il frutto di un disegno complessivo che mette al centro lavoro, Europa, bellezza e cultura.
Ne parleremo martedì 16 gennaio alla Direzione Nazionale del PD.
Più andiamo avanti con la campagna elettorale più emergono le differenze.
Salvini e Di Maio hanno un rapporto altalenante con l’Europa e con l’Euro.
Berlusconi e Grillo vivono una relazione complicata con il fisco tanto è vero che la lotta all’evasione fiscale sul modello utilizzato per il canone(paghiamo tutti, paghiamo meno) sembra essere argomento solo del PD.
Ma quello che trovo inaccettabile è l’atteggiamento di chi gioca sulla paura dei vaccini, come ha fatto ieri Matteo Salvini. L’idea che Salvini difenda la libertà dall’obbligo dei vaccini è concettualmente orripilante. Perché se si vaccina solo chi lo desidera crescono le malattie e peggiora la qualità della vita dei nostri figli. Qui i numeri e le bufale che circolano sui vaccini. Qui il post del prof. Burioni chiude ogni tipo di discussione.
Per chi poi vuole divertirsi a capire come l’esercito dei troll attraverso le bugie online tiene insieme la battaglia politica con la disinformazione sanitaria, qui c’è il secondo report sulle Fake News. Come potete vedere, chi attacca il Partito Democratico difende il mondo del No ai vaccini.
Ci sarà modo per continuare a discutere insieme:
oggi e domani, assemblea degli amministratori a Torino;
domenica 14 incontro con Giorgio Gori a Milano, assieme al Sindaco Sala e al Ministro Calenda;
giovedì 18 appuntamento a Caltagirone nel nome di don Sturzo per riflettere su Popolarismo contro Populismo;
sabato 20 sarà l’occasione di una grande iniziativa pubblica sull’Europa a Milano.
E molti altri appuntamenti che per il momento non cito.
Un sorriso,
Matteo
LEGGI LA VERSIONE INTEGRALE
DELLA ENEWS
Elezioni regionali
Lombardia-Lazio, spinta verso l’unità. La lista Grasso discute
Ancora forti le divisioni
tra Mdp e Sinistra italiana
Due regioni, due scelte diverse. Oggi la nuova lista gui­data da Grasso deciderà quali candidati sostenere nel Lazio e in Lombardia, ma lo scenario che si sta deli­neando è quello di una scelta differente: sì a Zingaret­ti, no a Gori. Una scelta incoerente e divisiva, che sta facendo emergere la convivenza di due anime molto diverse all’interno di Liberi e Uguali. Da una parte c’è chi vuole pre­diligere una scelta unitaria con il Pd vedendola come una soluzione obbligata dopo che le pressioni dei fondatori dell’Ulivo Veltroni e Prodi. E in questo caso è sembrata piuttosto ricettiva Laura Boldrini, “delusa” per le divisioni del centrosinistra. Sull’altra sponda trovia­mo invece una sinistra più radicale, rappresentata principalmente da Sel di Nicola Fratoianni, che vorrebbe rompere ovunque e che sembra mostrare una contrarietà a priori. Perfino Civati di Possibi­le, secondo quanto riporta oggi Repubblica, non riuscirebbe a spie­garsi per quale motivo non si debba sostenere Gori in caso di una scelta pro-Zingaretti nel Lazio. Ecco perché l’apertura a un eventua­le accordo su Gori, arrivata da Bersani prima e da Enrico Rossi poi, avrebbe scosso gli animi dentro Leu. La decisione più complicata sarà infatti sul candidato lombardo, soprattutto dopo la rinuncia di Maroni, fatto che ha danneggiato il centrodestra e aumentato le op­portunità di vittoria del candidato dem.
Nel Lazio invece l’accordo è più probabile (anche Stefano Fassina, Sinistra Italiana, ha aperto sulla base del programma che presenterà Zingaretti). Non a caso il leader di Sel Fratoianni non sarà presente a Roma ma parteciperà all’assemblea regionale di Milano (Cinisello Balsamo) che è convocata per decidere sulle alleanze lombarde.
Ma oltre a una certa incoerenza il vero punto che rappresenta questa soluzione a metà (Lazio sì, Lombardia no) è soprattutto la mancanza di una idea solida di partito. Cosa vuol essere davvero da grande Leu? Una sinistra riformista di governo o una sinistra più radicale, alla Corbyn per intenderci, che si oppone tout court a qual­siasi idea che non faccia parte del proprio programma?
Stefano Minnucci
CONDIVIDI SU
LEGGI SU DEMOCRATICA.COM
Lazio
Lombardia
Gori: “Insieme per l’alternativa alla destra”
Zingaretti: “Avanti, con una coalizione ampia”
Il programma di Giorgio Gori: Fare, meglio, per liberare la forza della Lombardia
Immigrazione, legalità, sicurezza: Formazione + lavoro + legalità = sicurezza. La proposta è di 20 ore a settimana scuola e 20 ore in laboratorio e al lavoro per i migranti.
Sanità:Oltre le eccellenze, coltivare anche una dimensione di medicina di territorio, fatta di luoghi di cura più vicini a dove le persone vivono.
Infrastrutture: Priorità agli investimenti che consentiranno di decongestionare le strade e limitare gli spostamenti, per una mobilità efficiente e a basso impatto ambientale.
Non solo Milano:Costruzione di una strategia di tutto il bacino padano, in cui Milano riversi sul territorio lombardo il suo contributo di innovazione.
Nel frattempo Maroni e Salvini litigano. Dopo la decisione del Governatore di non ricandidarsi, Salvini non nasconde il disappunto e Maroni definisce il segretario del suo partito “uno stalinista”.
I primi sondaggi premiano l’esperienza di governo di Zingaretti
Il sondaggio di Index Research sulle elezioni regionali del Lazio conferma il candidato dem in testa con un buon margine di vantaggio sugli altri candidati.
A Zingarettiva il 36% delle preferenze;
distanziata a 7 punti Roberta Lombardi, al 29%
La forza della concretezza: dal programma al governo

Verso il 4 marzo
Pd, la carica dai territori
Di sicuro valorizzeremo i tan­ti risultati ottenuti, anche per i territori, durante i go­verni Renzi e Gentiloni. Per­ché forse, in passato, lo si è fatto troppo poco. Ma allo stesso tempo metteremo sul tavolo le no­stre proposte per continuare a migliorare le città italiane.
Sui Comuni, negli ultimi anni, sono sta­ti fatti passi avanti notevoli. A par­tire dalla fine dell’era dei tagli: un’inversione di tendenza rilevante, a cui si è abbina­to il rilancio degli investi­menti. La collaborazio­ne tra città e governo, nell’ultimo biennio, ha fatto ripartire il mecca­nismo. E lo sblocco del patto di stabilità, solo per i Comuni, vale cir­ca due miliardi sul 2016 e altri due sul 2017. Se ag­giungiamo i 700 milioni di ulteriori margini finanziari su edilizia scolastica e dissesto idro­geologico e i 2,1 miliardi sulle periferie, si delinea una delle azioni più espansive del decennio: significa rimettere in moto i cantieri. Si tratta di un grande risultato degli ultimi due governi. Così si sostiene la crescita e dal basso si può dare una spinta. Ora il punto è fare in modo che gli inve­stimenti siano portati avanti nel modo più veloce possibile. Anche su questo ci con­centreremo nei prossimi mesi.
Non tralasciando, peraltro, temi di gran­de delicatezza, come l’immigrazione e la sicurezza. Dove finalmente sono state ac­colte gran parte delle istanze dei sindaci, per coniugare accoglienza e rigore. I due decreti Minniti sono il risultato del lavoro comune tra governo e territori, che voglia­mo proseguire e rafforzare in futuro. Del resto, di sicurezza i nostri ammini­stratori si occupano quotidiana­mente. Quando investono sul welfare, sull’illuminazione pubblica, sulla cultura, sulle politiche urbanisti­che. Ogni euro speso per queste voci ha ricadute sul settore. A maggior ragione in un momen­to in cui, sullo sfondo, c’è la sfida posta dal ter­rorismo, che vuole farci modificare le nostre abi­tudini. Viviamo in un fase di paura e bisogna rispondere con strumenti efficaci. Per la tenu­ta sociale della comunità e per la necessità di diminuire i conflitti. Ma vogliamo in­sistere anche sulla strada delle riforme. A partire dai nuovi assetti delle istituzioni locali. Con un’impostazione chiara di go­vernance territoriale su Comuni, Provin­ce e Regioni, per mettere pienamente in condizione i territori di dare il contributo necessario al Paese. Gli amministratori del Pd vogliono essere protagonisti di questa nuova fase politica. Per sostenere la cresci­ta avviata e supportare l’occupazione, due obiettivi tra i principali del nostro partito. Il referendum del 4 dicembre è stata una grande occasione mancata per cambiare il Paese. Ma non possiamo fermare la nostra azione di cambiamento e dobbiamo avere la forza di ripartire. Anche questa volta lo faremo insieme.
Matteo Ricci
Segue dalla prima
CONDIVIDI SU
Oggi e domani a Torino
l’Assemblea nazionale dei nostri amministratori locali
LEGGI SU DEMOCRATICA.COM
Partito Democratico
Donazioni 2×1000
Il Pd primo partito
Come già accaduto l’anno scorso, anche quest’anno il Pd risulta essere il primo partito tra quelli a cui i contri­buenti hanno scelto di devolvere il 2xmille in dichiarazione dei redditi.
Secondo quanto emerge dai dati forniti dal Mef (che si riferiscono alle dichiarazioni dei redditi del 2017, anno di imposta 2016) il Pd non solo resta saldo nelle preferen­ze dei contribuenti, ma registra anche un aumento delle donazioni rispetto all’anno precedente, quando al partito andarono 6,4 milioni da 491mila contribuenti.
Quest’anno, infatti, il Pd sfiora
gli 8 milioni di euro arrivati
da oltre 600mila
dichiarazioni dei cittadini:
il 49,05% del totale delle scelte.
Attraverso il 2xmille, in totale nel 2017 (anno d’imposta 2016) gli italiani hanno destinato circa 15 milioni di euro ai partiti politici. Di questi quasi 8 milioni sono andati al Par­tito democratico con 602.490 contribuenti (1,5 su 100). Al secondo posto, ma molto indietro rispetto ai Dem, la Lega con quasi due milioni e 172mila contribuenti.
Seguono Forza Italia con più di 850mila euro da parte di 62.284 contribuenti e Fratelli D’Italia-Alleanza Nazionale scelti da 64.682 contribuenti e a cui vanno 789.937 euro. Poi Sinistra Ecologia e Libertà con 753.985 euro e il Par­tito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea con 611.337 euro. Della lista non fa parte il Movimento 5 Stelle, proprio per il fatto di essere un movimento e non un par­tito.
Dal Pd arrivano i ringraziamenti al popolo democratico del tesoriere Francesco Bonifazi: “Posso solo ringraziare l’incredibile comunità del Pd, un risultato inimmaginabile che dimostra l’unicità del nostro partito”, mentre il senato­re Andrea Marcucci ricorda come l’abolizione “del finan­ziamento pubblico ai partiti sia stata voluta proprio dal Pd”.
La misura sembra piacere agli italiani e aumenta in as­soluto il numero di contribuenti che destina parte delle proprie tasse ai partiti: erano stati 11,7 milioni nel 2016 (red­diti 2015), sono aumentati a 15,3 milioni con le dichiarazioni 2017.
Come funziona
Dal 2014 su iniziativa del Partito democratico, il Governo ha prov­veduto ad abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Al suo posto è stato introdotto un nuovo sistema: il 2X1000. Con questo sistema ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria im­posta sul reddito delle persone fisiche a favore di un partito politico. Oltre a questo mezzo di finanziamento è prevista una detrazione per donazioni ai partitiper una cifra compresa tra i 30 e i 30.000 euro. Il tetto massimoposto alle donazioni è di 100.000 euro. Con tale rifor­ma si è provveduto a eliminare il finanziamento pubblico ai partiti, ma allo stesso tempo si è data la possibilità ai cittadini di scegliere libera­mente se e a quale partito dare un contributo economico. La norma premia i soggetti politici con un bilancio trasparente e certificato, gli unici a poter usufruire della raccolta fondi. La riforma è andata a pieno regime solo nel 2017, nei primi tre anni l’erogazione dei fondi è conti­nuata, con un decalage annuale.
Salvare l’Europa (e l’Italia) dal populismo
In molti casi, misure anche banali – basti pensare alla risibile e surreale polemica sul costo dei sacchetti bio­degradabili – diventano il trionfo del sospetto dietrologico sui potenziali inte­ressi della classe politica e sulla volontà vessatoria delle istituzioni nei confronti dei cittadini. Parlamenti, consigli regiona­li e comunali diventano, in questo univer­so simbolico, le aule sorde e grigie dove il ceto politico dei partiti tradizionali condu­ce le sue trite liturgie per frodare il popolo.Molto spesso, inoltre, i media tradi­zionali – in parte vittime di questo di­scredito – contribuiscono ad alimen­tare l’ondata populista, in parte per conquistare sempre più audience tra la ge­neralità degli scontenti, in parte per ricostru­irsi a buon mercato una credibilità perduta.I populisti, poi, professano insofferenza e in­credulità nei confronti degli esperti accredi­tati, accusati a loro volta di compromissione con il potere costituito: basti pensare, in Ita­lia, alla polemica sui vaccini. A questa impo­stazione se ne affianca un’altra equipollente: l’affermazione della naïveté al comando ov­vero l’accettazione del candore superficiale e incompetente alla guida della ‘rivoluzio­ne’: il campionario di sciocchezze e grosso­lanità pronunciate da diversi leader politici di ogni schieramento sta lì a dimostrarlo.Tutti i populisti – siano essi di sinistra o di destra – mostrano totale diffidenza nei con­fronti del libero mercato, della concorrenza, delle imprese private, mentre credono che lo Stato – ovviamente liberato dalle elites nemiche – rappresenti l’unico strumento possibile per garantire i diritti e il benesse­re del popolo. I populisti di destra, special­mente diffusi nei paesi del nord Europa, chiamano ‘popolo’ soltanto i membri di al­cuni gruppi etnici, mentre gli altri, per lo più stranieri ed extracomunitari, sono conside­rati i nemici che al popolo tolgono lavoro e risorse. Sul piano economico, sono pertanto nazionalisti e protezionisti e difendono i va­lori tradizionali. Spesso si affidano a leader carismatici. Il Front National di Marine Le Pen in Francia, il Partito per la Libertà di Geert Wilders in Olanda, l’UK Independen­ce Party di Nigel Farage in Gran Bretagna sono gli esempi più evidenti di questa linea.I populisti di sinistra, più radicati nei pae­si del sud dell’Europa, identificano il popo­lo nei lavoratori e nei cittadini e il nemico nelle classi dirigenti che gestiscono il pote­re nelle istituzioni e nelle grandi imprese private. Sul piano economico, difendono la proprietà pubblica dei servizi e delle impre­se, promettono redditi minimi garantiti e sistemi pensionistici dilatati, si affidano sen­za riserve alla spesa pubblica in barba alla tenuta dei conti pubblici, in un mix di piket­tysmo e statalismo. Non mancano esempi di questo tipo di populisti in paesi come la Grecia, l’Italia e la Spagna. Basti pensare ad alcune proposte della sinistra radicale anti­renziana, ai grillini, a Syriza e a Podemos.Quali sono i motivi per cui questo set di idee e proposte sono diventate oggi così ri­levanti in Europa? Le risposte possono es­sere diverse. Una di queste, per esempio, è la causa del disagio ‘sociale’, rappresentata dall’ormai famoso “Grafico dell’elefante” proposto dall’economista Branko Milano­vic in un rapporto per la World Bank, poi ripreso in un articolo del New York Times, che aiuta a capire chi sono i vincenti e chi i perdenti della globalizzazione, soprattut­to da un punto di vista economico e sociale.Ma c’è un’altra possibile causa, forse meno presente nel dibattito pubblico, ma ugual­mente suggestiva: è quella suggerita da due importanti studiosi statunitensi, Ronald In­glehart dell’Università del Michigan e Pippa Norris dell’Harvard Kennedy School, poco sensibili alle tradizionali interpretazioni marxiste o moraliste dei cambiamenti socia­li e noti piuttosto per aver approfondito l’in­fluenza della cultura e dei valori immateria­li sui comportamenti e le idee. Secondo i due autori, il fenomeno che – meglio dell’insicu­rezza economica – spiega bene il successo del populismo è la reazione dei cittadini più an­ziani e meno istruiti contro le trasformazioni culturali del nostro tempo, ivi compresa l’im­migrazione. Il cambiamento culturale, che si manifesta ormai da decenni – precisamente dalla fine degli anni Sessanta – come sposta­mento dei valori verso il cosmopolitismo e il multi culturalismo, sarebbe dunque una possibile causa scatenante del populismo.Nonostante l’apparente astrattezza dell’ar­gomento questa ipotesi non pare per nulla peregrina, anche perché, nel discorso pub­blico occidentale, gli argomenti di natura simbolica concorrono con quelli economici almeno da una cinquantina d’anni. In so­stanza, pertanto, secondo Inglehart e Norris il cambiamento epocale degli ultimi decenni ha spinto “per contraccolpo” molte persone anziane e molti emarginati ‘culturali’ a desi­derare il ritorno delle tradizioni nazionali, familiari, sessuali, sociali, anche se, dall’al­tra parte, il cambiamento delle vecchie strutture socioculturali non era nemmeno compiuto (basterebbe pensare, in Italia, alla questione delle unioni civili e dello ius soli). Si tratta di una tesi molto interessante che merita di essere approfondita ulteriormen­te.
Vittorio Ferla
Segue dalla prima
CONDIVIDI SU
LEGGI SU DEMOCRATICA.COM
Ci serve il tuo aiuto e la tua partecipazione.Scrivi subito a:
volontari2018@partitodemocratico.it
Social
Instagram
Twitter
Facebook

In redazioneCarla Attianese, Patrizio Bagazzini,Stefano Cagelli, Maddalena Carlino, Roberto Corvesi, Francesco Gerace,Silvia Gernini, Stefano Minnucci,Agnese Rapicetta, Beatrice Rutilonidemocratica@partitodemocratico.itPD BobSocietà editrice:Democratica srl Via Sant’Andrea delle Fratte 16 – 00187 Romawww.democratica.comwww.partitodemocratico.itPer ricevereDemocratica: scrivi su Whatsapp a 348 640 9037oppure vai sul messenger Facebookall’indirizzom.me/partitodemocratico.it DirettoreAndrea RomanoVicedirettoreMario Lavia

2018-01-12
Condividi!
    RSS Ai sensi della Legge 7 marzo 2001 n.62, il presente sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto verra' aggiornato senza alcuna periodicita'. Non e' finanziato con fondi di Enti, Istituzioni e/o Privati. E' sostenuto nella compilazione dei testi in modo volontaristico, gratuito e popolare da chiunque, non costa nulla, (eccetto quanto dovuto per il dominio, a totale carico del responsabile del sito stesso), e non produce effetti economici per se o per terzi. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale. La maggior parte delle immagini qui inserite sono tratte dai fatti di cui chi scrive e' testimone; se qualche immagine violasse i diritti d'autore, comunicatelo e sara' immediatamente rimossa.