Democratica

11 gen 2018

Della Redazione Di Democratica

n. 101 giovedì 11 gennaio 2018
“La nostra gente non ne vuole sapere di Berlusconi. Basta per sempre”
Matteo Salvini, 16 luglio 2012

L’EDITORIALE

Napoli bella
Ecco le sfide per
la sanità del futuro
Federico Gelli
Negli anni in cui la crisi economica si è fatta sentire più duramente la sanità ha pagato un dazio particolarmente pesante per il riassestamento della finanza pubblica: circa 30 miliardi di tagli complessivi, blocco delle assunzioni e del turnover, tetti di spesa molto stringenti per il personale e così via. Rispetto a tale situazione pregressa, in questa legislatura molti passi avanti sono stati fatti. La sanità è uno dei pochi settori della spesa pubblica nel quale gli investimenti sono aumentati nonostante la crisi degli ultimi anni. Sette miliardi in più dal 2014 ad oggi. Dopo la stagione dei tagli, con il Governo Renzi prima e con quello Gentiloni poi si è tornati ad investire in sanità. Ora si deve continuare a lavorare per portare avanti questa stagione di riforme necessaria per il rilancio del settore. Perché, se da una parte ora la sanità ha un bilancio in attivo per oltre 300 milioni, come certificato dalla stessa Corte dei Conti, resta ancora molto da lavorare a livello di erogazione dei servizi ai cittadini. Dobbiamo fare di più per dare risposte a quelle criticità ancora presenti, soprattutto in alcune zone del Paese. Per i prossimi 5 anni, abbiamo intenzione di intervenire su diversi temi: dalla sanità digitale alle liste d’attesa, dall’estensione dell’obbligo vaccinale anche a insegnanti ed operatori sanitari fino ad alcune proposte più ‘radicali’ su ticket, odontoiatria e messa in sicurezza delle strutture sanitarie.
Di questo parlo in “Curare tutti. 10 sfide per il diritto alla salute”, il mio libro- intervista, in libreria dal 13 gennaio, dove ho provato a raccontare come dovrebbe essere la sanità del futuro in Italia e gli obiettivi principali che dovrebbe porsi la prossima legislatura sulla sanità.
Qui voglio concentrare il mio intervento su alcuni punti chiave del libro. Penso, ad esempio, sia giunto il momento di riprendere quel percorso tracciato anni fa da un grande scienziato prestato solo brevemente alla politica, Umberto Veronesi.
Elezioni Paolo Siani accetta la sfida della candidatura per il Pd a Napoli: contro la camorra e per superare la povertà educativa
PAGINA 2
ELEZIONI
La destra si è rotta
Forza Italia e Lega già divise su tutto
SEGUE A PAGINA 5
Lombardia, lavoro, Europa, politica estera e non solo. Il centrodestra è un cartello elettorale costruito solo per raccogliere voti. Ma quando governa fa danni
EUROPA
Italia-Francia
Al via il “trattato del Quirinale”
A PAGINA 3-4
PAGINA 7
Verso il 4 marzo
“Con il Pd per fare meglio
e di più”.
Paolo Siani
in campo
a Napoli
Anni di lavoro contro la camorra e per i diritti dei bambini. Oggi sceglie l’impegno politico il pediatra napoletano fratello di Giancarlo, il giornalista assassinato dalla camorra nel 1985
Paolo Siani, primario all’ospeda­le Santobono di Napoli e fratel­lo di Giancarlo, il giornalista de Il Mattino ucciso dalla camor­ra nel 1985 a soli 26 anni, sarà candidato per il Pd, come indi­pendente, alle prossime elezioni politiche.
Lo ha annunciato lo stesso medico napo­letano, facendo sapere che “dopo un anno, se sarò eletto, farò il primo resoconto. Se la mia presenza nel Palazzo della politica non sarà stata costruttiva e utile per la mia comunità, tornerò a fare il dottore in ospe­dale”.
Siani, su sua precisa richiesta, sarà candidato non solo nel listino proporzionale, ma anche in un collegio uni­nominale della città di Napoli. “Sarà il Pd – ha detto il medico – a dir­mi in quale collegio mi presenterò. A me piacerebbe cimentar­mi nel posto dove vivo e lavoro, ma si vedrà”.
Paolo Siani, 62 anni, è da 10 anni il presiden­te di Polis, la fondazione anticamorra della Regio­ne Campania, ed è stato per 6 anni alla guida dell’Associazione Culturale Pediatri, “uno speciale gruppo di pediatri – spiega il medico – che vivono in­sieme il Servizio Sanitario Nazionale”, oltre a essere da tempo impegnato nel recupero dei ragazzi a rischio.
Per il medico quella di candidarsi “non è stata una decisione facile. Non sono un uomo politico e non mi sono mai misurato con il mondo della politica attiva. Ho sem­pre guardato con rispetto e talora con qual­che circospezione quel mondo”, ma, ha fat­to sapere, “dopo 10 anni entusiasmanti alla guida della Fondazione Polis, che ci hanno visto realizzare tante cose importanti a fa­vore dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, dopo 6 anni alla guida dell’Associazione Culturale Pediatri, e dopo 35 anni nel Servizio Sanitario Pubblico, pri­ma al consultorio familiare di San Sebastia­no al Vesuvio, poi all’ospedale Cardarelli di Napoli e infine al Santobono, mi viene data l’opportunità di fare meglio e di più”.
“Dopo lunghe riflessioni, e dopo aver condiviso questa scelta con la mia famiglia, i miei amici il mio gruppo di lavoro e le associazioni – ha aggiunto Siani -, che in questi anni mi han­no affiancato in un lavoro spesso sotterraneo ma entusiasmante, ho de­ciso di accettare. Pen­so che sarebbe grave sprecare un’occasione del genere. Per questo motivo voglio ringra­ziare Matteo Renzi”.
Paolo Siani ha deci­so di sospendere la sua presidenza della fonda­zione Polis, il cui timone nei prossimi mesi passerà nelle mani del vicepresidente, don Tonino Palmese.
“Ringrazio molto don Palmese per aver accettato di prendere il mio posto – ha det­to il pediatra – Risponderò ai miei elettori e al mio gruppo di lavoro, che ringrazio per aver scelto di affiancarmi in questa nuova e entusiasmante esperienza. Nei prossimi giorni dirò cosa ho intenzione di fare se sarò eletto”.
Il segretario del Pd Matteo Renzi già nel mese di novembre aveva fatto sapere di avere chiesto a Paolo Siani di correre con il Pd alle prossime elezioni, perché, aveva detto “ il tema della povertà educativa è una priorità assoluta”.
Ma già nel gennaio dell’anno scorso il se­gretario dem aveva incontrato il medico a Napoli, e in quell’occasione aveva fatto sa­pere di aver “ascoltato le considerazioni di Paolo Siani sui minori, sulla sanità, sulla po­vertà minorile, sulla necessità di scommet­tere sulla cultura e sull’educazione come presupposto della legalità. Ho ripensato al coraggio di questa famiglia, nel ricordo del fratello Giancarlo, grande giornalista e gio­vanissimo martire di camorra”.
Carla Attianese
Chi è
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Medico pediatra, impegnato da 35 anni nel Servizio Sanitario Nazionale, prima al consultorio familiare di San Sebastiano al Vesuvio, poi all’ospedale Cardarelli di Napoli e infine all’ospedale pediatrico Santobono, dove è direttore dell’Unità Operativa Complessa di pediatria.
Dal 2008, anno della sua costituzione, è presidente di Pol.i.s. la fondazione della regione Campania che si occupa di “Politiche integrate di sicurezza per le vittime innocenti della criminalità e i beni confiscati”.
Dal 2009 al 2015 è stato presidente dell’Associazione Culturale Pediatri, che raccoglie 1400 pediatri divisi in 35 gruppi locali, finalizzata allo sviluppo della cultura pediatrica e alla promozione della salute del bambino.
“Dopo un anno farò il primo resoconto. Se la mia presenza non sarà stata utile per la mia comunità, tornerò a fare il medico”
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Centrodestra
Vaccini, pensioni, Lombardia, Niger:
la destra in pezzi prima del voto
Se volete avere un’idea di quello che succederebbe dopo un’eventuale vittoria del centrodestra vi basta leggere le notizie di queste ore. Praticamente su tutto, Forza Itala e Lega si dividono.
Rattoppata la situazione in Lombardia, dopo che fra Berlusconi e Salvini ieri sera si era arrivati quasi alla rottura sul post-Maroni, ma persistendo le differenze sul futuro della legge Fornero (Berlusconi vuole correggerla, Salvini abolirla tout court), oggi è scoppiato un altro caso ben più grave, perché riguarda davvero la vita dei cittadini: i vaccini.
Come abbiamo spiegato qui, oggi si è avuta la conferma di un Salvini che dietro un’apparente libertà di scelta in realtà non esita ad attaccare una fondamentale realizzazione dei governi di cen­trosinistra, la vaccinazione obbligatoria (votata a suo tempo anche da Forza Italia). Una posizione antiscientifica che il capo di Forza Italia ha bocciato.
Ed è ovviamente secca anche la replica della ministra della Sa­lute, Beatrice Lorenzin: “L’Italia va vaccinata dagli incompetenti. La posizione di Salvini e di altri massimi esponenti della Lega che oggi dichiarano come primo provvedimento di voler abolire l’ob­bligatorietà vaccinale, è uguale a quella del Movimento 5 stelle. La Lega gioca per qualche voto in più sulla salute degli italiani, sulla salute dei nostri figli”.
Sul Jobs Act invece Berlusconi ha fatto tutto da solo. In mattinata ha detto di volerlo abolire, poi il suo partito ha diramato una nota per minimizzare parlando di correzioni. Un disastro comunicati­vo.
Immaginiamoci cosa sarebbe successo se questi fossero al go­verno. La verità è che le posizione più retrive della Lega incontra­no l’opposizione del principale alleato e questo braccio di ferro fra Berlusconi e Salvini è destinato ad essere permanente. Con l’emar­ginazione di fatto del partitino di Giorgia Meloni, schiacciato fra i due grossi calibri. Avendo lei scelto una linea “lepenista” e dunque filo-leghista, si trova nell’impossibilità di svolgere un ruolo auto­nomo, magari di mediazione, fra Fi e Lega. Di qui l’inevitabile si­lenzio.
Così è anche sull’Europa – e sull’euro – con un partito “merke­liano” e un altro “orbaniano-lepenista” oppure su una questione specifica dell’agenda della politica internazionale, la missione in Niger.
Su questo impegno italiano la Camera voterà il 17 gennaio. Un voto che vedrà Forza Italia favorevole alla missione e la Lega con­traria. Un voto importante che sarà espresso in Aula e non in Com­missione, probabilmente l’ultimo voto di questa legislatura. Ora, se ci fosse un governo di centrodestra, cadrebbe. Questa è la realtà di un’alleanza che è solo di facciata.
Mario Lavia
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Salvini
Lega
“Quando saremo
al governo aboliremo l’obbligo dei vaccini”
Romani
Forza Italia
“Non credo proprio che entrerà
nel programma
di governo”
Vaccini
Borghi
Lega
“Dal primo giorno
al governo lavoreremo per l’uscita dall’euro”
Berlusconi
Forza Italia
“L’uscita dall’euro sarebbe un danno per le nostre imprese”
Europa
Salvini
Lega
“L’abolizione
della legge è
nel programma
del centrodestra”
Berlusconi
Forza Italia
“Non l’aboliremo, interverremo
dove è giusto intervenire”
Pensioni
Centrodestra
Berlusconi /1
Forza Italia
“Se vinceremo le elezioni aboliremo
il Jobs Act”
Berlusconi /2
Forza Italia
“Mai detto
di voler abolire
il Jobs Act”
Lavoro
Maroni
Lega
“Con me Salvini
si è comportato
da stalinista”
Salvini
Lega
“Se Maroni lascia la Lombardia allora lascia la politica”
Lombardia
Fontana
Lega
“L’Italia
si è mossa tardi
e al traino
di Macron”
Prestigiacomo
Forza Italia
“Chi è contrario
alla missione
non sa cosa
sta succedendo”
Niger
Forza Italia
candida
Riccardi,
Fratelli d’Italia
Ciriani
La replica della Lega: “Il candidato è Fedriga, non si arretra di un millimetro”
Friuli V.G.
Salvini
Lega
“La Meloni
non sa leggere,
sta con Grillo
e D’Alema”
Meloni
Fratelli d’Italia
“Io so leggere, magari sono altri
a non capire l’italiano”
Autonomia
Renzi a Porta a Porta: “Salvini gioca con la salute dei bambini”
Tra i temi toccati ieri nell’intervista di Matteo Renzi a Porta a Porta le spaccature dentro al centrodestra, le proposte del Partito Democratico sul lavoro, Europa e cultura e il profilo di una campagna elettorale tutta all’attacco.
Renzi stacca Di Maio negli ascolti della puntata, raggiungendo una media del 16,11% di share e di 1.791.000 telespettatori, dopo aver preso la linea al 12,9% di share. Il picco è stato del 18,5% e di 2.024.000 telespettatori.
La sera prima, con Di Maio ospite, share all’11,3% e 1.150.000 telespettatori. Oltre quattro punti di differenza.

Verso il 4 marzo
I PASSI AVANTI
Curare tutti?
Si può. Così
Fondo sanitario
L’impegno del Pd per un incremento progressivo del Fondo sanitario nazionale. Dopo la stagione dei tagli negli ultimi tre anni si è tornati ad investire in sanità. Sette miliardi in più dal 2014 a oggi.
Nuovi Lea
Dopo 16 anni di attesa, varati i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Tra le molte novità introdotte, sono previsti anche i trattamenti contro la ludopatia, le cure per l’adroterapia per la cura dei tumori e la terapia del dolore.
Federico Gelli
Segue dalla prima
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Il ticket negli ultimi 20 anni si è di fatto trasformato, da strumento di calmierazione di comportamenti opportunistici e di incentivazione verso un consumo appropriato di prestazioni sanitarie, quale sareb­be dovuto essere, in una vera e propria tassa sulla salute e in una forma impropria di finanziamento. Una tassa doppiamente in­giusta – come aveva avuto modo di osservare lo stes­so Veronesi – perché col­pisce persone ammalate e diventa sempre più pesante man mano che la malattia si aggrava. E non va sottovalutato che la gestione dei ticket, oltre a imporre un defati­gante iter ai malati, determi­na anche un costo burocratico con l’impiego di circa 10.000 per­sone nel Paese, che potrebbero essere destinate ad altre mansioni certamente più utili al cittadino. Si tratta di una tassa sulla malattia, sulla sofferenza, sulla preoccupa­zione, che in un regime di Servizio sanitario nazionale non dovrebbe esistere. Intendo rilanciare questo tema ponendomi seria­mente l’obiettivo di arrivare a una completa revisione dell’attuale sistema di comparteci­pazione alla spesa fino alla completa aboli­zione dei ticket così come li conosciamo oggi. Non è un provvedimento che propo­niamo dall’oggi al domani, sappiamo bene che un intervento così radicale ha bisogno di un suo iter. L’abolizione del ticket dovrà essere graduale e monitorata, da realizzar­si in un arco di tempo di tre anni, proprio come aveva in mente l’oncologo milanese, con un investimento mirato di circa 1 miliar­do l’anno (che è l’equivalente di quanto oggi si incassa con i ticket), come già fatto nelle ultime manovre economiche con i Fondi ad hoc per i farmaci innovativi.
Altro tema sul quale propongo di interveni­re è quello dell’odonto­iatria, un po’ la grande dimenticata del Servi­zio sanitario nazionale. Con la crisi economica, è esploso il fenomeno dell’odontoiatria low cost e dei sempre più frequenti viaggi all’estero da parte degli italiani, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di sicurezza delle cure. Proprio per questo credo siano maturi i tempi per avviare la programma­zione di un intervento di natura pubbli­ca nell’odontoiatria, con l’assunzione nel Servizio sanitario nazionale di un numero adeguato di odontoiatri, di tecnici di labo­ratorio odontotecnico e di altre figure pro­fessionali che operano in questo settore, da inserire nell’organico della sanità a livello specialistico ambulatoriale. Con questo, non solo garantiremo a migliaia di giovani un possibile sbocco professionale, ma riu­sciremo anche ad avviare un processo vir­tuoso di studio, di arricchimento culturale e di ricerca all’interno della sanità pubbli­ca, articolando così un piano strutturato di prevenzione odontoiatrica. I relativi costi potranno essere gestiti dalle strutture pub­bliche attraverso un’opera di attenta pro­grammazione pluriennale. Anche questo, ovviamente, non potrà avvenire dall’oggi al domani, ma attraverso un’attenta pro­grammazione concertata con gli Ordini professionali e con le Regioni. Nel frattem­po, si potranno stabilire tariffe pubbliche prestazionali con gli ambulatori privati, a carico del Servizio sanitario nazionale, per consentire ai cittadini di accedere a tali prestazioni previa prescrizione del medico specialista a prezzi calmierati.
Infine, ritengo sia giunto il momento per un piano di messa in sicurezza del­le strutture sanitarie. Di questo si parla da quando crollò l’ospedale de L’Aquila nel terremoto del 2009. Serve un piano straor­dinario di messa in sicurezza delle strut­ture individuando finanziamenti ad hoc e, soprattutto, snellendo la macchina bu­rocratica. Proponiamo un piano nazionale che, utilizzando la Cassa depositi e prestiti come volàno finanziario per il recupero e la valorizzazione del patrimonio immobi­liare non più utilizzato a fini assistenziali, consenta di trarre le risorse per costruire la nuova rete ospedaliera. Potremmo rilan­ciare i finanziamenti statali in conto capi­tale, vincolandoli a specifici obiettivi come la messa in sicurezza degli edifici, e allo stesso tempo attivare a livello nazionale nuovi meccanismi di alienazione dei beni, con partnership internazionali, rendendo i vincoli normativi più flessibili. Inoltre, per ampliare il raggio d’azione, si potrà agire a livello europeo, per indirizzare una parte dei Fondi dell’Unione europea sulle strutture immobiliari sanitarie ospedalie­re e territoriali, magari fissando obiettivi eco-ambientali come l’efficientamento per favorire il risparmio energetico.
Con il governo Renzi prima e con quello Gentiloni poi si è tornati ad investire in sanità
Più tutele
per i medici
La sicurezza delle cure nella legge Gelli.L’obiettivo è quello di aumentare le tutele dei professionisti prevedendo, al contempo, nuovi meccanismi a garanzia per i cittadini.
Si riuscirà così a contrastare quel fenomeno denominato ‘medicina difensiva’ che, secondo alcune stime, peserebbe fino a 13 miliardi di euro sulle casse dello Stato, per la cura dei tumori e la terapia del dolore.
SEGUE A PAGINA 6
Verso il 4 marzo
SEGUE DA PAGINA 5
Ludopatia
Lotta senza quartiere alla Ludopatia.Con la recente intesa raggiunta in sede di Conferenza Unificata si è deciso di intervenire riducendo l’offerta di gioco, sia dei volumi che dei punti vendita, attraverso l’anticipo della riduzione delle AWP (gli apparecchi elettronici che erogano vincite in denaro). Ciò significa in meno di un anno la riduzione da 400.000 a 264.674 macchine.
Curare tutti
10 sfide per il diritto alla salute
Federico GelliIntervista di Vladimiro Frulletti
Edizioni Clichy
LEGGI SU DEMOCRATICA.COM
Gli obiettivi
per il futuro
- Una sanità più digitale
- Intervenire sulle liste d’attesa
- Estensione dell’obbligo vaccinale anche a insegnanti
ed operatori sanitari
- Abolizione del ticket in maniera graduale e monitorata, da realizzarsi in un arco di tre anni
- Inserire nell’organico
della sanità
gli odontoiatri
- Messa in sicurezza
dell strutture sanitarie
Mondo
Verso un nuovo asse Italia-Francia, prende il via il “Trattato del Quirinale”
Entro la fine dell’anno Italia e Francia firmeranno un tratta­to di collaborazione strategica. L’idea era stata anticipata dal presidente del Consiglio ita­liano, Paolo Gentiloni, nel set­tembre scorso, quando aveva incontrato il suo omologo francese a Lione in occasione dell’annuale vertice franco-italiano. Il gior­no prima della conferenza stampa finale Macron aveva aveva annunciato che avreb­be invitato la Germania a firmare un nuo­vo Trattato dell’Eliseo il prossimo 22 genna­io 2018, in occasione del 55° anniversario dello storico trattato firmato da De Gaulle e Adenauer. Un accordo sullo stesso mo­dello di quello Franco-tedesco è l’auspicio e l’obiettivo che i due paesi hanno messo sul tavolo e che, ieri, è emerso con maggior precisione a margine del vertice dei Paesi europei del Mediterraneo, tenutosi a Villa Madama.
L’asse tra Parigi e Berlino è sistemico da anni. La collaborazione tra i due paesi li ha rafforzati e li ha resi sempre più determi­nanti sul piano europeo e mondiale. Il rap­porto tra Italia e Francia, invece, ha cono­sciuto negli anni qualità molto altalenante e discontinua. Ora, con quello che è stato ribattezzato il “Trattato del Quirinale”, i due premier vogliono avviare una nuova stagione di relazioni diplomatiche struttu­rate e solide. Nelle intenzioni di Gentiloni e di Macron, il trattato, proprio come quello dell’Eliseo, dovrà affrontare tematiche cru­ciali e allo stesso tempo essere semplice e chiaro. Da noi la squadra che si dovrà occu­pare di buttare giù una bozza che poi dovrà essere vagliata dai vertici politici è capita­nata dal sottosegretario con deleghe per l’Europa, Sandro Gozi, e da altri tre mem­bri che dovranno essere definiti da Palaz­zo Chigi. Per ora si parla degli ex-ministri Franco Bassanini e Paola Severino, e del di­plomatico Marco Piantini, attuale consiglie­re del premier per gli affari europei. Stessa cosa farà la Francia, con la nomina di altri tre membri che affiancheranno il sottose­gretario di competenza.
Il Trattato che i due paesi intendono sot­toscrivere entro la fine di questo 2018 do­vrà individuare convergenze sulle politi­che economiche, culturali e ambientali. Ma anche, e soprattutto, dovrà trovare punti di incontro sulla questione migratoria e sulla dimensione europea della Difesa, tema che negli ultimi anni ha acquisito un’importan­za centrale nel dibattito in corso a Bruxel­les, in virtù anche dei gravi attacchi terrori­stici che hanno colpito i paesi dell’unione e in particolare la Francia.
Giacomo Rossi
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Fake news, M5s e Lega finiscono nel report Usa
Ancora una volta M5s e Lega vengono associati a Mosca e alla sua presun­ta volontà di interferire nei processi democratici dei paesi occidentali. Questa volta a metterlo nero su bianco è un rapporto sulle ingerenze russe internazionali redatto dallo staff del senatore democratico Usa Ben Cardin, membro della Commissione del Senato americano sulle relazioni con l’e­stero.
Nelle intenzioni del senatore dem le 200 pagine del rapporto intendono fare chiarez­za sui “reali scopi e della scala” degli sforzi del presidente russo Vladimir Putin per dan­neggiare la democrazia. Alcune pagine sono specificatamente dedicate all’Italia e ai partiti che, secondo il dossier, in molti casi si confi­gurano come “pro-Cremlino” nelle relazioni internazionali e attivi nell’uso delle fake news e delle “teorie cospirazioniste” nelle loro cam­pagne mediatiche, spesso costruite su notizie e informazioni tratte da media controllati e finanziati da Mosca.
Nel report, che si basa tra le altre cose su numerose fonti diplomatiche e governative, si parla delle prossime elezioni italiane, sotto­lineando il possibile interesse della Russia nel favorire il Movimento 5 stelle, che “persegue la fine delle sanzioni contro la Russia seguite alla crisi ucraina” come anche “la normaliz­zazione delle relazioni con il regime siriano di Assad” e “si oppone alla partecipazione dell’Italia nella Nato”. E ancora, si ricorda l’a­nalisi di BuzzFeed, secondo la quale una serie di siti e profili social messi in campo dal M5s sono destinati a diffondere fake news duran­te la campagna per il referendum costituzio­nale del 2016. Nelle conclusioni si arriva ad invitare il governo americano a garantire “il processo democratico di un alleato come l’Ita­lia dall’interferenza straniera”.
Il documento ricorda anche che Mosca non si muove solo nell’ombra, ma che in alcuni casi ha lavorato per stringere rapporti pubbli­ci con alcune forze politiche del nostro Paese. Il caso citato è quello della Lega di Salvini, con cui il partito Russia Unita ha siglato nel 2017 un accordo di cooperazione per lo sviluppo di legami nell’ambito del Consiglio d’Europa e dell’Osce. Legami che per l’analisi americana potrebbero, ma il condizionale è d’obbligo, celare anche l’invio di fondi da parte dei ser­vizi segreti di Putin. (G.R.)
“Un movimento partito dalla democrazia dal basso, ma controllato in realtà da una srl dall’alto; nato sul mito della rivolta di popolo contro il sistema e finito a incontrare lobby e costruire reti di potere; un movimento che è passato dal tifare per le Pussy Riots a incontrare gli emissari di Vladimir Putin.”
L’esperimento
Inchiesta
sul Movimento 5 Stelle,
di Jacopo Iacoboni,
Laterza
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In redazioneCarla Attianese, Patrizio Bagazzini,Stefano Cagelli, Maddalena Carlino, Roberto Corvesi, Francesco Gerace,Silvia Gernini, Stefano Minnucci,Agnese Rapicetta, Beatrice Rutilonidemocratica@partitodemocratico.itPD BobSocietà editrice:Democratica srl Via Sant’Andrea delle Fratte 16 – 00187 Romawww.democratica.comwww.partitodemocratico.itPer ricevereDemocratica: scrivi su Whatsapp a 348 640 9037oppure vai sul messenger Facebookall’indirizzom.me/partitodemocratico.it DirettoreAndrea RomanoVicedirettoreMario Lavia

2018-01-11
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